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28 gennaio 2012_In viaggio

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Sono le sette e mezza del mattino e il cielo su Milano è talmente grigio che quasi  non mi ero accorta che fosse arrivato il giorno. Per 3 euro sul Freccia Rossa Torino-Roma ho acquistato un caffè, un croissant e un quotidiano. La luce elettrica in versione soft-relax della carrozza ristorante illumina tristemente le pagine del giornale che sfoglio con disinteresse. La dominante giallognola del neon si mescola al grigio del panorama fuori dal finestrino e cattura la mia attenzione un pannello su cui un anonimo pittore notturno ha impresso il proprio tag. Il bruciore degli occhi confonde i colori già così tanto simili tra loro e compone nella mia mente una tavolozza desolata. Sono le otto; alle sei e venti ero già sveglia e alle due pure.

Tra il "concreto" e il "concettuale"

Giovedì 9 gennaio 2012 ho reso omaggio alla capitale, e a un nuovo anno di mostre ed eventi d’arte, andando a visitare il MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo) e la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna). In questo periodo è in corso la mostra “Arte povera international”, evento espositivo dislocato geograficamente e curato da Germano Celant. L’arte povera, come sappiamo, si contrappone alla tradizionale figurativa a partire dagli anni Sessanta e propone la supremazia del “concetto” sul valore estetico. Da studentessa d’arte ho imparato bene la lezione; tuttavia ricordo la prima volta che mia madre mi fece leggere un saggio di Lucio Fontana. Ecco, quella è stata la prima volta in cui mi sono scontrata con l’arte contemporanea. All’epoca, avevo circa sedici anni e quando vedevo certe "cose" pensavo: “ma stiamo scherzando?” ovviamente “lo potevo fare anche io!”; in seguito, nel corso degli studi, ho scoperto aspetti diversi dell’arte contemporanea, ma quel...